Don Davide: auguri di Natale 2014

MAPANDA, 20 dicembre 2014

Carissimo don Luciano e carissimi parrocchiani tutti dell’Arcoveggio,

è Natale!

È il tempo dello stupore e della meraviglia! Il segno che l’angelo lascia ai pastori, infatti, è semplicemente sorprendente: un bambino avvolto in fasce che si dimena in mezzo al fieno delle mucche… mica facile vederci il Messia, il Salvatore, il Cristo Signore!

Don Davide ZangariniPer quanto tempo i figli di Israele avevano atteso e invocato il Messia, l’uomo forte consacrato da Dio che avrebbe sconfitto i dominatori e instaurato un regno stabile. E arriva un bimbo di povera famiglia. Sembra quasi una presa in giro! Più che portare aiuto il bambino chiede aiuto; più che proteggere egli chiede protezione; più che consolare egli chiede amore. Ma forse è proprio questo il gioco di Dio: risvegliare, attraverso il dono di un bimbo, il nostro coraggio di lottare, di superare le nostre tristezze, di andare oltre alle lamentele, di riporre al centro i motivi di gioia, quello che accade in una famiglia quando arriva un bambino: è un risveglio interiore che diviene festa anche fuori.

Amici miei, desideravo iniziare questa lettera di saluti condividendo con voi tale semplice suggestione, che mi sta accompagnando nella preparazione al Natale e che mi pare coerente con tutto il Vangelo: non basta dire che Dio è con noi, occorre accettare che egli è con noi così: non come il forte che viene a sostenere i deboli, ma come il debole che domanda amore, chiedendoci di tirare fuori tutte le nostre energie nascoste per imparare a donare quello che credevamo di non avere. “Fratelli miei – sembra dirci Gesù – eccomi qua, nelle sembianze del bambino, del piccolo, del debole, del povero e di chiunque sia mendicante di amore… questo è il mio corpo! È la possibilità che oggi vi dono di fare comunione con me. Ogni volta che farete questo “lo avrete fatto a me”.

La strada della missione che mi ha condotto qui a Mapanda sta ora prendendo questa precisa direzione, quella cioè di riconoscere il corpo debole di Gesù in coloro che egli chiama “i miei fratelli più piccoli”. Come molti di voi sanno, quando si imboccano certe strade non puoi sapere dove ti portano, ma non c’è dubbio che sia la strada maestra indicata dal Vangelo, per cui… buttiamoci con fede! Non c’è modo più bello e più vero di mantenerci, pur nella distanza geografica, in comunione e in amicizia: quello di sapere che stiamo facendo lo stesso cammino di fede e di carità.

Vi ho dunque raccontato qualcosa della mia ricerca interiore in questo tempo, cosa dirvi a proposito della mia vita, del mio lavoro, delle mie attività concrete? Posso raccontarvi ben poco: finora il mio impegno pastorale si è limitato alla celebrazione della messa nei villaggi e al sacramento della confessione. Ma in realtà ogni giorno ho l’occasione di conoscere qualcuno, bambini, giovani, adulti, famiglie, malati, preti, seminaristi, suore, pagani. Ognuno di loro rappresenta per me una grazia e una sfida, una possibilità di sfondare qualche muro interiore, di procedere nel mio cammino di immersione in queste acque e anche di compromettermi un po’ con ciascuno di loro. A volte raccolgo la sfida, a volte la fuggo, come vorrei che il Natale, splendore di Dio che si compromette con l’uomo, che viene per rimanere con lui, operasse per me la grazia di non fuggire, mai.

Con il Natale inizia per me il lavoro pastorale, è cioè tempo di mettere da parte le insicurezze derivanti da una comunicazione ancora stentata e di lanciarmi nella catechesi, negli incontri formativi e nelle attività della parrocchia a trecentosessanta gradi. Per esempio spetterà a me guidare il semina in preparazione alla prima comunione. Infatti la notte di Natale una sessantina di ragazzi si accosteranno per la prima volta all’Eucaristia. Nei giorni precedenti verranno qui da tutti i villaggi della parrocchia per fare questo cammino ultimo di preparazione al sacramento, dopo tre anni di catechesi.

Dopo Natale dovrò accordarmi con don Enrico per prendere a mano un settore della pastorale: chiaramente cerchiamo di lavorare il più possibile insieme, confrontandoci sempre sui percorsi e le scelte da prendere, ma è bene che ogni settore abbia il suo riferimento diretto.

Qualche giorno fa, dopo la novena di Natale, ritornavo a piedi in parrocchia, in compagnia di vari giovani. Uno di questi mi chiede: “sarai tu che prenderai a mano il cammino dei giovani?” Gli ho risposto: “forse”. Il giovane ha sorriso, era contento. Questo mi ha colpito, perché per ora riesco a malapena a comunicare, i giovani avrebbero bisogno di ben altro. Un altro giovane presente, forse vedendomi un po’ imbarazzato, mi ha chiesto: “hai paura?” gli ho risposto: “non ho paura, ma sono una frana a parlare, temo di non essere di vero aiuto, ma se voi avrete pazienza e mi aiuterete…” “certo che ti aiuteremo!” mi hanno risposto in coro. È stata davvero una bella sensazione, come se nel momento in cui ne avevo più bisogno, il Signore mi avesse mandato una sua parola di consolazione, di incoraggiamento, di forza.

Chissà, magari nella mia prossima lettera potrò dirvi con più chiarezza in che brodo sto per essere cotto! Ed eventualmente spiegarvi schematicamente come cerchiamo di strutturare il lavoro pastorale su queste montagne.

Altre notizie flash, che per Mapanda sono decisamente importanti:

- Domenica 28 dicembre, festa della Sacra Famiglia, con la messa e un po’ di festa saluteremo don Guido Gnudi, il prete-nonno della missione, che rientra in Italia definitivamente. Rimarremo così in due preti. Dopo la messa partiremo per accompagnarlo a Dar es Salaam, da dove prenderà l’aereo il giorno dopo.

- A Dar raccoglieremo tre illustri visitatori: Don Giovanni Silvagni, vicario generale, don Francesco Ondedei, nuovo direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano di Bologna, e Benedetta, sorella della visitazione. Verranno a Mapanda e rimarranno là alcuni giorni. Scopo della visita sarà in particolare quello di far conoscere a don Francesco la realtà della missione bolognese di Mapanda e di confrontarci circa il collegamento con la diocesi, sul lavoro del centro missionario e specialmente sulla formazione missionaria da animare e sensibilizzare nelle parrocchie. Per noi, e anche per i cristiani di Mapanda, ogni visita da Bologna, ma particolarmente quella che ci consegna la comunione col vescovo, è preziosa.

- Infine un fatto importantissimo per la nostra parrocchia è l’arrivo delle suore: stiamo ultimando, finalmente, la casa che ospiterà una piccola comunità di Suore Minime dell’Addolorata, quelle di Santa Clelia, per intenderci. Sono le suore con cui si è condiviso l’inizio della missione bolognese a Usokami, che nel tempo hanno aperto varie case e sono molto cresciute di numero; speriamo per marzo di averle con noi, ma già da gennaio inizieranno a venire il sabato e la domenica per aiutarci nella catechesi nei villaggi. Saranno per ora tre suore africane, due di voti perpetui e una di voti semplici. È un grande dono anche per la nostra vita quotidiana che si arricchirà di una presenza bella: la famiglia si allarga e questo ci aiuterà a custodirci reciprocamente nella preghiera e nello scambio fraterno.

Termino con la cosa più importante, il mio grazie. Grazie a tutti voi, ricevo spesso notizie dalla mamma che mi travolge di saluti, mi assicura la preghiera costante da parte di tutti e mi fa capire chiaramente che l’Arcoveggio c’è, è qui con me con il suo cuore generoso.
E la generosità ha toccato anche i vostri portafogli, visto che sempre la mamma mi ha comunicato della raccolta di 500 euro nel mercatino dell’Immacolata. Il denaro mi arriverà con la visita di cui vi ho parlato prima. Davvero grazie di cuore.

E voi cosa mi raccontate? Cosa fa di bello il Signore dalle vostre parti? Qualcuno ogni tanto mi scrive una mail e mi tiene aggiornato sulla vita della parrocchia, è per me sempre una gioia. Prometto che farò sempre di tutto per rispondere con quasi puntualità, anche se prevedo un incremento notevole di lavoro nei prossimi mesi.

Vi saluto tutti con affetto, e vi ricordo nella preghiera.

Don Davide

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